Collezione ufficiale, edizioni di Arte e Architettura, linea Heritage.
Tre progetti diversi per un’istituzione che ha più di cent'anni di storia visiva.
In collaborazione con Electa e La Biennale di Venezia
IL PROGETTO
La Biennale di Venezia non è una mostra: è un'istituzione. Un appuntamento che raduna il mondo dell'arte e dell'architettura da oltre cent'anni, con un'identità visiva costruita nel tempo — il leone alato, il rosso, le immagini coordinate di ogni edizione –, e dietro a tutto un archivio storico di manifesti di rara qualità.
Ho lavorato su questo progetto in collaborazione con Electa su tre piani distinti, ciascuno con una logica propria: la collezione ufficiale permanente, le collezioni per le edizioni temporanee di Arte e Architettura, e una linea Heritage nata da una ricerca sull'Archivio Storico ASAC.
COLLEZIONE UFFICIALE
L'artwork era già definito quando ho iniziato a lavorarci: il leone alato, le figure sovrapposte, il rosso. Il lavoro da fare era capire cosa costruirci sopra.
La Biennale ha un pubblico molto composito: ci sono i visitatori che vengono da tutto il mondo per le mostre, i turisti che attraversano i Giardini per la prima volta, gli architetti e i curatori che la frequentano da anni, i bambini. Costruire una gamma significava ragionare su tutti questi pubblici e trovare oggetti che avessero senso per ognuno di loro — non prodotti generici con il logo sopra, ma referenze pensate.
Il metro a stecca non c'era mai stato: in una Biennale di Architettura sembrava ovvio, eppure mancava. Il salvagente e il pallone da spiaggia rispondevano a un pubblico e a un contesto — Venezia, l'estate, i bambini — che la gamma precedente non considerava. In tutto più di 30 referenze, costruite per stare insieme come sistema.
ARTE E ARCHITETTURA
Per le edizioni temporanee — Architettura 2018 e 2021, Arte 2019 — il punto di partenza era già straordinario: immagini coordinate firmate da studi internazionali di primo livello. Atelier David Smith (Dublino), Mues Design (Londra), Omnivore (USA). Sistemi visivi costruiti con una logica precisa, linguaggi molto riconoscibili.
Arrivare dopo significava prima di tutto capire quei sistemi e poi chiedersi come trasportarli su un oggetto senza perderli. Quale lavorazione avrebbe esaltato quella profondità cromatica, quale materiale reggeva il confronto con quella qualità grafica, quale oggetto era coerente con il registro di quella edizione.
"May You Live In Interesting Times" (la Biennale Arte 2019) aveva gialli accesi e tagli tipografici netti: la collezione seguiva quel linguaggio. "How Will We Live Together" di Architettura 2021 aveva una palette più sofisticata. Non edizioni intercambiabili, ma identità distinte fino ai materiali.
HERITAGE
L'Archivio Storico ASAC della Biennale conserva i manifesti di tutte le edizioni passate: decenni di grafica italiana e internazionale, firme importanti, immagini costruite con una cura che non ha niente da invidiare a quella delle mostre stesse. Era un patrimonio che esisteva, e aspettava.
Prima di questa proposta, qualche prodotto era già stato realizzato ma senza un lavoro di ricerca strutturato dietro. Siamo entrati nell'archivio con l'archivista e abbiamo sfogliato i manifesti uno per uno. Non cercavamo solo le immagini più belle, cercavamo quelle con una storia dietro: le edizioni significative, i designer riconoscibili, i momenti in cui il linguaggio visivo della Biennale aveva fatto un salto. Alla fine ne sono emersi 28 artwork, che hanno ispirato una home collection: tea towel jacquard, vassoi, saponette artigianali, calendario perpetuo, postcard collection.